L’accordo politico provvisorio raggiunto l’11 dicembre 2025 tra Consiglio dell’Unione europea e Parlamento europeo sulla revisione del Regolamento (UE) 2019/452 sullo screening degli investimenti esteri diretti (FDI) rappresenta un passaggio centrale nel rafforzamento della politica europea di sicurezza economica. L’intesa risponde all’esigenza di una maggiore tutela degli interessi strategici dell’Unione in un contesto caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche, dipendenze delle catene di approvvigionamento e rapido sviluppo tecnologico.
Quadro normativo
Il Regolamento FDI, applicabile dal 2020, ha introdotto un quadro di cooperazione tra Stati membri e Commissione europea per lo screening degli investimenti esteri suscettibili di incidere sulla sicurezza o sull’ordine pubblico. Tuttavia, l’assenza di un obbligo generalizzato di screening e le ampie differenze tra i regimi nazionali hanno determinato frammentazione normativa e incertezza per gli operatori economici.
Secondo le istituzioni europee, tali criticità hanno reso necessario un intervento di riforma. L’accordo politico dell’11 dicembre 2025 prevede pertanto che tutti gli Stati membri debbano dotarsi di meccanismi di screening fondati su un ambito minimo obbligatorio comune, rafforzando al contempo il coordinamento a livello UE.
Profili chiave della riforma
Il nuovo quadro delineato dall’accordo individua un perimetro minimo di screening che include in particolare:
- infrastrutture critiche nei settori dell’energia, dei trasporti e del digitale;
- tecnologie a duplice uso e tecnologie iper-critiche, quali l’intelligenza artificiale rilevante per la difesa e lo spazio, i semiconduttori e le tecnologie quantistiche;
- materie prime critiche;
- una lista mirata di entità del sistema finanziario;
- investimenti indiretti, inclusi quelli realizzati tramite società controllate stabilite nell’Unione europea.
Un ulteriore elemento di novità riguarda il rafforzamento del meccanismo di cooperazione tra Stati membri e Commissione europea. Pur restando la decisione finale in capo allo Stato membro ospitante, quest’ultimo dovrà spiegare come siano stati considerati eventuali commenti degli altri Stati membri o pareri della Commissione.
Implicazioni pratiche per i settori strategici e focus Italia
Per gli operatori attivi nei settori strategici, la riforma comporterà un ampliamento delle operazioni potenzialmente soggette a notifica e scrutinio, incluse operazioni intra-UE con controllo ultimo extra-UE. La valutazione degli investimenti sarà sempre più orientata a cogliere i profili di rischio transfrontalieri e sistemici, in particolare quando siano coinvolti asset infrastrutturali o reti strategiche.
Nel contesto italiano, caratterizzato da una forte esposizione agli investimenti esteri, nuovo assetto europeo implica una crescente integrazione tra dimensione nazionale ed europea dello screening. Gli investitori dovranno quindi considerare, già in fase di strutturazione delle operazioni, il possibile coinvolgimento di più Stati membri e della Commissione europea.
Tempistiche e sviluppi attesi
Secondo le analisi più recenti, successive all’accordo politico, la revisione del Regolamento FDI dovrebbe essere formalmente adottata nel corso del 2026. Le nuove regole sono destinate ad applicarsi dopo un periodo transitorio, con effetti operativi attesi a partire dal 2027, in linea con la previsione di applicazione 18 mesi dopo l’entrata in vigore.
Conclusioni
L’accordo dell’11 dicembre 2025 e gli sviluppi successivi confermano la volontà dell’Unione europea di dotarsi di un quadro più strutturato e coerente per il controllo degli investimenti esteri nei settori strategici. In attesa dell’adozione formale e dell’entrata in applicazione della riforma, operatori e investitori sono chiamati a valutare tempestivamente l’impatto del nuovo assetto regolatorio sulle future operazioni transfrontaliere.
A cura dell’Avv. Luigi Zunarelli – luigi.zunarelli@studiozunarelli.com