A seguito della tavola rotonda del 14 aprile sul corridoio IMEC, mi sembra utile condividere alcune riflessioni di sintesi su quanto emerso.
Il corridoio IMEC, laddove effettivamente realizzato, non rappresenterebbe un’operazione a somma zero per il porto di Trieste, ma potrebbe generare un effetto moltiplicatore sui traffici.
Il nuovo corridoio presupporrebbe infatti la realizzazione di infrastrutture nella penisola arabica che, da un lato, introdurrebbero elementi di ridondanza rispetto al tradizionale passaggio Mar Rosso / Suez — mettendo i traffici da e per l’Adriatico parzialmente al riparo da tale evidente collo di bottiglia — e, dall’altro, consentirebbero di intercettare nuovi flussi da e verso le aree mediorientali direttamente coinvolte, nonché da quelle limitrofe.
Per una serie di ragioni, questi nuovi interscambi — così come il potenziale incremento dei traffici con il Nord Africa — si tradurrebbero prevalentemente in una crescita del traffico Ro-Ro, più che di quello container.
Le condizioni per cogliere l’opportunità
In questo scenario, il porto di Trieste — e, soprattutto, il retroporto inteso in senso ampio — devono farsi trovare preparati.
Il sistema portuale potrà trarre effettivo beneficio dal progetto solo:
- reperendo nuovi spazi;
- aumentando ulteriormente l’efficienza nell’utilizzo di quelli esistenti;
- rafforzando l’integrazione tra infrastrutture portuali, interportuali e ferroviarie, che già oggi rappresentano un punto di forza della portualità regionale.
Il nodo critico del traffico Ro-Ro
I traffici Ro-Ro, per loro natura, richiedono ampie superfici operative, necessarie a garantire la movimentazione rapida dei flussi di centinaia di semirimorchi in occasione di ogni toccata nave.
A differenza delle aree destinate alla movimentazione container — che risultano ancora lontane dalla saturazione — i terminal Ro-Ro del porto di Trieste evidenziano già oggi significative criticità operative.
Tali criticità potrebbero rendere problematica la gestione di un aumento rilevante dei traffici nel breve-medio periodo.
Una crescita già in atto
Un incremento dei traffici, peraltro, appare tutt’altro che improbabile già nel breve periodo, a prescindere dalle prospettive di lungo termine del corridoio IMEC.
Ciò per diverse ragioni:
- una quota significativa del traffico Ro-Ro ha scelto Trieste — e difficilmente potrà essere riallocata — grazie al peculiare regime di porto franco, non replicabile in altri porti europei;
- l’ingresso di un secondo operatore ha determinato una riduzione delle tariffe, rendendo il trasporto marittimo più competitivo rispetto alla rotta balcanica su gomma;
- il collegamento Ro-Ro con l’Egitto ha già evidenziato potenzialità rilevanti, tanto da ipotizzare il raddoppio del servizio con una seconda nave settimanale;
- ulteriori aree del Nord Africa mostrano un crescente potenziale di interscambio con l’Europa, per il quale il porto di Trieste potrebbe rappresentare uno snodo efficace, in particolare per i flussi diretti verso le regioni centro-orientali del continente.
A cura del Prof. Avv. Massimo Campailla – massimo.campailla@studiozunarelli.com