L’ultima Ordinanza della Corte di Giustizia sul caso “Balneari Rimini” ci costringerà a riavvolgere il nastro della vicenda delle concessioni balneari?

L’Ordinanza della Corte di Giustizia del 10 luglio (ma resa pubblica il 22 luglio scorso) sul caso “Balneari Rimini II” potrebbe avere un impatto rilevante sul mondo delle concessioni balneari (e anche della portualità turistica) e forse costringere il governo ad intervenire nuovamente in materia.

Il punto di maggiore rilievo è la statuizione della Corte che la “scarsità della risorsa” (presupposto essenziale per l’applicazione della Direttiva Bolkestein) deve essere accertata dall’autorità nazionale competente. Avendo il Governo italiano già formalmente accertato, con una Nota del 6 ottobre 2023, che (su base nazionale) l’insieme delle coste marine tuttora disponibili rendono la risorsa “non scarsa”, secondo la Corte solo se il comune competente accerta che, a livello locale, la risorsa è in effetti “scarsa” trovano applicazione l’obbligo di gara pubblica e il divieto di rinnovo automatico della concessione previsti dalla Direttiva Bolkestein.

Da quanto sopra, oltre che la possibilità di un nuovo intervento legislativo, discende una ulteriore importante conseguenza, finora non considerata. I concessionari che, nel vigore della Legge n. 145/2018, avevano ottenuto il formale riconoscimento dal comune della estensione del titolo concessorio fino al 31 dicembre 2033 possono infatti attivarsi, nei confronti dell’amministrazione comunale ed anche in sede giudiziaria, per vedersi riconosciuta tale estensione della durata della concessione.

L’inefficacia della proroga, infatti, è stata giustificata (dalle amministrazioni e dai giudici amministrativi) sulla base della necessità di disapplicare la norma di cui all’articolo 1, commi 682 e 683 della Legge n. 145/2018 in quanto in contrasto con la Direttiva Bolkestein. Tale disapplicazione, alla luce della nuova ordinanza della Corte di Giustizia, appare ingiustificata qualora non sia intervenuto un preciso (e motivato) atto di accertamento da parte dell’ente locale circa la scarsità della risorsa naturale (vale a dire di aree demaniali marittime idonee) disponibile nel territorio di competenza. Ciò, naturalmente, farebbe in molti casi rivivere le proroghe fino al 2033 delle concessioni e quindi venire meno la necessità di procedere all’assegnazione mediante gara di tali concessioni.

 

A cura del Prof. Avv. Stefano Zunarelli – Founding Partner – stefano.zunarelli@studiozunarelli.com